118) Huizinga. Le caratteristiche del gioco.
La caratteristica pi significativa del gioco  di essere un atto
libero, almeno per l'uomo adulto. Inoltre il gioco si differenzia
dalla vita normale come lo scherzo dalla cosa seria, anche se a
volte esso viene preso molto sul serio.
J. Huizinga, Homo ludens, Einaudi, Torino, 1972, pagine 10-12.

 Ogni gioco  anzitutto e soprattutto un atto libero. Il gioco
comandato non  pi gioco. Tutt'al pi pu essere la riproduzione
obbligata di un gioco. Gi per questa libert il gioco esorbita
dal processo puramente naturale. Vi si aggiunge, vi si sovrappone
come un addobbo. Libert dev'essere intesa qui evidentemente in
quel senso aperto e largo, col quale si lascia intatto il problema
del determinismo. Si potrebbe opporre: quella libert non esiste
per il bambino e per l'animale giovane; essi devono giocare,
perch il loro istinto lo comanda, e perch il gioco serve allo
sviluppo delle loro facolt fisiche e selettive. Ma
coll'introdurre il termine istinto, ci nascondiamo dietro una
incognita, e con l'implicare d'avanzo la supposta utilit del
gioco commetteremmo una petitio principii. Il bambino e l'animale
giocano perch ne hanno diletto, e in ci sta la loro libert.
Comunque sia, per l'uomo adulto e responsabile il gioco  una
funzione che egli potrebbe tralasciare. Il gioco  superfluo. Il
bisogno di esso  urgente solo in quanto il desiderio lo rende
tale. Il gioco pu in qualunque momento essere differito o non
aver luogo. Non  imposto da una necessit fisica, e tanto meno da
un dovere morale. Non  un compito. Si fa nell'ozio, nel momento
del loisir dopo il lavoro. Solo in un secondo momento, facendosi
il gioco funzione culturale, i concetti dovere, compito, impegno,
vi si congiungono.
Ecco dunque una prima caratteristica del gioco: esso  libero, 
libert. Immediatamente congiunta a questa  la seconda
caratteristica.
Gioco non  la vita ordinaria o vera. E' un allontanarsi da
quella per entrare in una sfera temporanea di attivit con
finalit tutta propria. [...] In quest'idea del soltanto per
scherzo, come  nel gioco, sta racchiusa la coscienza
dell'inferiorit della celia di fronte al serio, coscienza che
sembra essere primaria. Gi osservammo per che tale coscienza di
giocare soltanto, non esclude affatto che questo giocare
soltanto non possa avvenire con la massima seriet, anzi con un
abbandono che si fa estasi ed elimina nel modo pi completo, per
la durata dell'azione, la qualifica soltanto. Ogni gioco pu in
qualunque momento impossessarsi completamente del giocatore.
L'antitesi gioco-seriet resta sempre un'antitesi instabile.
L'inferiorit del gioco ha i suoi limiti nella superiorit della
seriet. Il gioco si converte in seriet, la seriet in gioco. Il
gioco sa innalzarsi a vette di bellezza e di santit che la
seriet non raggiunge.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume V, pagine 79-80.
